Carnevale di Venezia

Carnevale di Venezia

Il Carnevale di Venezia, che per certi versi rinvia ai Saturnalia dei Latini ed ai culti dionisiaci dei Greci, affonda le radici nella civiltà del Duecento e, pur tra vari Decreti emanati per limitarne gli eccessi ( in realtà più per esigenze di ordine pubblico che per ragioni di natura morale), esso viene regolarmente festeggiato fino al declino della Serenissima Repubblica, quando Napoleone col trattato di Campoformio (1797) la cede all’Austria. Riguardo al Carnevale di Venezia, le cronache raccontano che nei giorni precedenti la Quaresima la gente di ogni ceto sociale e di ogni nazionalità, mascherata con bauta, moretta o domino, si riversava nella città, affollando calli e campielli oppure accedendo ai teatri, ai caffè, ai ridotti ed ai casini, ai saloni di atavici palazzi patrizi. Pur su diversi prosceni e tra allettamenti diversi, in occasione del Carnevale di Venezia, potenti e umili, nobiltà e popolino insieme usavano abbandonarsi con voluttà ai giochi ed agli spettacoli. Così Venezia, repubblica rigidamente oligarchica, dava l’illusione ai ceti più umili di diventare simili ai potenti!
Così si stemperavano le tensioni sociali e si manteneva il consenso (l’antico “panem et circenses” dei Romani). Al tempo del Carnevale di Venezia, nella pubblica piazza la popolazione assisteva alle feste ufficiali – soprattutto a quelle del Giovedì Grasso, e cioè le Forze d’Ercole e il Volo del Turco (un acrobata che su una fune scendeva dal campanile di S. Marco), oggi sostituito dal volo della Colombina. C’erano inoltre i fuochi artificiali e gli spettacoli improvvisati di saltimbanchi, funamboli, burattinai, artisti di strada, tutte attività comunque regolamentate dallo Stato. Accanto a queste feste pubbliche, durante il Carnevale di Venezia si svolgevano anche moltissime feste private, nelle case e nei palazzi patrizi, dove si organizzavano balli sfarzosi e spesso si praticava il gioco d’azzardo.
In questo clima di libertinaggio e di euforia, il Ridotto di S. Moisè, la pubblica casa da gioco gestita dallo Stato, divenne uno dei punti nevralgici del Carnevale di Venezia: quanti principi, quanti nobili italiani e stranieri, “protetti” dalla maschera ( non così i croupier, i cosiddetti barnabotti, nobiluomini veneziani decaduti), hanno dilapidato le loro sostanze! I giorni più importanti del Carnevale di Venezia erano, allora come oggi, il Giovedì e il Martedì Grasso. Il Giovedì Grasso era riservato ai cortei dei fabbri, degli artigiani e dei macellai. Dopo la sfilata, i tori inghirlandati venivano condotti in Piazza San Marco e decapitati alla presenza del Doge; la festa quindi proseguiva con spettacoli pirotecnici ed il rocambolesco Volo dal Campanile di S. Marco (v.sopra). Il Martedì Grasso rappresentava il culmine dei festeggiamenti con sfilate di maschere, canti e balli fino allo scoccare della mezzanotte. La caduta della Repubblica segnò quindi anche la fine del Carnevale di Venezia. Tuttavia, dopo una lunga fase di arresto, esso rinasce negli anni Ottanta, con un volto nuovo, sempre attraente anche se poco rispettoso degli usi e dei costumi tradizionali.
La festa del Carnevale
Durante i giorni di Carnevale, Venezia è un fiorire di iniziative e di spettacoli, da quelli improvvisati sulla pubblica via dai numerosi artisti di strada, a quelli pianificati dagli organizzatori. Ogni anno viene individuato un tema centrale che funge da filo conduttore e viene sviluppato secondo vari punti di vista, da quello più propriamente culturale a quello prettamente spettacolare. Il cuore della festa resta Piazza San Marco, dove s’erge un grandioso palco; ma esistono molti eventi decentrati, anche per evitare eccessivi intasamenti in una città in cui la circolazione è esclusivamente pedonale. Così nei campi vengono organizzati cortei storici, concerti, spettacoli vari e fuochi d'artificio; in molti locali c’è la musica dal vivo; nei teatri vengono allestite commedie e balletti e nei sontuosi palazzi patrizi si preparano feste per pochi eletti. Ovunque Venezia pullula di turisti e di visitatori.
Il Carnevale dei nostri giorni
In generale, come sempre accade nella città lagunare, si cammina molto: per guardare le maschere nel magnifico scenario veneziano, per mescolarsi alla folla con travestimenti artigianali o per farsi fotografare in grandiosi costumi fatti apposta per stupire, per vivere l’antico spirito libertino nella sua dimensione più commerciale. Negli ultimi anni, infatti, questa importante manifestazione ha perso gran parte della spontaneità che l'aveva fatta rinascere nei primi anni Ottanta: per certi aspetti il Carnevale di Venezia, diventato oggetto di sponsor e di operazioni promozionali, sembra essersi “ imbalsamato” in una passerella di costumi elaborati e costosissimi, indossati con un sussiego fuori luogo e fuori tempo. Tuttavia - indulgenti con gli omologati - dobbiamo riconoscere a Venezia il merito di conservare e comunicare il fascino dell'unicità. 

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