Venezia

Venezia

Venezia sembra sia nata in seguito al flusso di rifugiati che, abbandonarono la città di Aquileia, quando questa venne distrutta dagli Unni guidati da Attila e si ritirarono sulle 118 isolette lagunari. A questi si aggiunsero successivamente altre popolazioni che lasciarono la Pianura padana sotto la spinta dell'invasione da parte dei Longobardi del nord Italia nel 568.
Posta alla frontiera dell'Impero Bizantino, sviluppò un forte spirito d'indipendenza che la portò ad essere una delle città stato che formarono le Repubbliche marinare, insieme a Genova, Pisa e Amalfi. Il capo del governo era il Doge (dal latino dux), teoricamente eletto a vita, ma in pratica, spesso costretto a rimettere il proprio mandato a seguito di risultati insoddisfacenti del proprio governo.
Venezia fu la maggior potenza mercantile medievale italiana.
Le istituzioni veneziane hanno le loro radici nell'Alto Medioevo, quando (fine del VII secolo) comparve appunto la figura del Doge, probabilmente derivata dal dux bizantino che governava la città allorché essa era nell'orbita della sovranità bizantina (da cui Venezia si rese gradualmente autonoma e si svincolò totalmente nel 1084). Dotato di poteri molto ampi, il doge era affiancato da una assemblea popolare che, nel 1172, fu sostituita dal Maggior Consiglio, espressione dell'aristocrazia, che assunse il ruolo di governo effettivo della repubblica (in realtà esercitato da un ristretto organismo all'interno dello stesso Consiglio, la Quarantia) relegando il doge a funzioni onorifiche.
Dal 1297 l'ordinamento istituzionale della città si orientò verso una forma strettamente oligarchica, infatti, con la "serrata", si stabilì che al Maggior Consiglio potessero partecipare solo coloro che ne fossero già stati membri in precedenza o coloro che, in via eccezionale, fossero proposti dal doge. In questo modo si limitarono drasticamente le possibilità di ascesa sociale per la classe borghese, cristallizzando il potere nelle mani di poche famiglie aristocratiche, le quali nel 1325 inasprirono ulteriormente le disposizioni per l'accesso, stabilendo che di quello stesso Maggior Consiglio potessero far parte solo coloro che avessero già ricoperto alte cariche cittadine o loro eredi.
L'oligarchia bloccò ogni dinamismo sociale e si definì come classe ereditaria. Questa chiusura non fu però accettata da tutti senza reazioni, né mancarono tentativi di affermazione di poteri personali. Nel 1355, il doge Marin Faliero tentò di dare alla repubblica un assetto signorile, assumendo gran parte dei poteri, ma il suo tentativo fu stroncato dal Consiglio. In seguito la città, per prevenire ogni tentativo di colpo di mano, istituì il Consiglio dei Dieci, per reprimere le congiure e per mantenere salda l'oligarchia.
Venezia, guidata da una forte oligarchia militare e mercantile, tra la fine del XIV secolo e la prima metà del XV, aveva unificato il Veneto e parte della Lombardia e aveva continuato le lotte contro Genova per il predominio commerciale sui mari. Venezia fu sconfitta da Genova nel 1354, la guerra riprese nel 1376, per il possesso dell'isola di Tenedo, all'entrata dello stretto dei Dardanelli.
Tale isoletta era di enorme importanza per il commercio marittimo nel Mar Nero. Il conflitto fu detto guerra di Chioggia, perché, i Veneziani, dopo un iniziale successo, furono sconfitti a Pola dai Genovesi che occuparono Chioggia e posero l'assedio a Venezia. I Veneziani, però, riuscirono ad allestire una nuova flotta e ad assediare a loro volta i Genovesi a Chioggia, i quali furono costretti ad arrendersi (1380). La pace di Torino (1381) confermò la supremazia veneziana nel Mediterraneo e segnò l'inizio del declino di Genova.
Alla fine del Trecento, dopo la pace di Torino, per far fronte all'espansionismo del ducato di Milano, Venezia assunse compagnie di mercenari guidate da prestigiosi condottieri come il Gattamelata (Erasmo da Narni) o il Carmagnola (Francesco di Bussone), riprendendo l'espansione in terraferma, sotto la guida del doge Francesco Foscari (1423-1457). Venezia conquistò parte della Lombardia.
Nel 1433 (Pace di Ferrara), Filippo Maria Visconti fu costretto a cedere Brescia e Bergamo e con la pace di Cremona (1441) fu costretto a cedere altre terre. Francesco Sforza in seguito alla Pace di Lodi (1454) riconobbe il confine veneziano all'Adda. I ricchi e fertili possedimenti in terraferma assicurarono a Venezia non solo ingenti introiti, ed un mercato per i suoi prodotti, ma anche sicuri approvvigionamenti quando, in seguito alla caduta di Costantinopoli, aumentò la pressione turca sulla città.
All'apice della sua potenza, Venezia controllava gran parte delle coste dell'Adriatico, molte delle isole dell'Egeo, inclusa Creta, e tra le principali forze commerciali nel Medio oriente. Il territorio della repubblica in Italia si estendeva fino al Lago di Garda ed al fiume Adda. Rispetto agli standard del tempo, il governo dei propri territori fu illuminato e molte delle città controllate da Venezia, come Bergamo, Brescia e Verona rivendicarono la sovranità veneziana durante la minaccia di invasioni straniere.
Sebbene la popolazione della città fosse a maggioranza cattolica, lo stato rimase laico e caratterizzato da un'estrema tolleranza nei confronti di altri credi religiosi e non vi furono nessuna azione per eresia nel periodo della contro-riforma. Questo atteggiamento indipendente e laico pose la città spesso in contrasto con lo Stato della Chiesa.
La perdita di importanza delle rotte mediterranee a favore delle nuove vie commerciali atlantiche aperte dai viaggi di esplorazione e dalla colonizzazione dei continenti extraeuropei, e l'avanzata dei turchi (perdita di Cipro, 1571, di Creta-Candia, 1669, del Peloponneso/Morea, 1718) segnò l'inizio della decadenza della Repubblica. Intanto il patriziato, da ceto mercantile si stava trasformando in aristocrazia terriera perché trovava conveniente investire il loro patrimonio nell'acquisizione di ingenti latifondi nella "Terraferma Veneta".
Nel XVIII secolo Venezia fu la città più raffinata d'Europa, con una forte influenza sull'arte, l'architettura e la letteratura del tempo. Il suo territorio comprendeva Veneto, Friuli, Istria, Dalmazia, Cattaro, parte della Lombardia e le isole Ionie. Ma dopo 1070 anni d'indipendenza, il 12 maggio 1797 la città venne conquistata da Napoleone Bonaparte. Il Doge Ludovico Manin viene costretto da Napoleone ad abdicare. Viene sciolto il Consiglio della Repubblica Veneta e viene proclamato il Governo Provvisorio della Municipalità di Venezia.
Il 16 maggio 1797 le truppe francesi occupano Venezia. Con la restaurazione ed il Trattato di Campoformio tra francesi ed austriaci, il 17 ottobre 1797 termina la Municipalità provvisoria di Venezia e vengono ceduti all'Austria il Veneto, l'Istria, la Dalmazia e le Bocche di Cattaro. Nasce la Provincia Veneta dell'Austria sotto Francesco II d'Asburgo Lorena, con l'ingresso degli austriaci in città il 18 gennaio 1798.
A seguito della restaurazione dopo il periodo napoleonico, il 9 giugno 1815 con il congresso di Vienna Venezia passa al Regno Lombardo-Veneto e nel 1866 entra a far parte del Regno d'Italia.

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