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I bragozzi.
Il "bragozzo" e` un tipo d'imbarcazione originario di Chioggia che permette
sia la navigazione in mare, per la sua robustezza, sia in laguna, per
avere il suo fondo piatto. Con esso i pescatori chioggiotti si sono
mossi lungo i litorali adriatici sfruttandolo per attivita` commerciali
e pescherecce. Il "bragozzo",utilizzato specificatamente per la pesca
a traino, deve la sua adozione a Caorle a tre vicende concomitanti nel
giro di pochi anni. Pino, dopo '20 anni' a Chioggia, torna con un "bragozzo
" alla fine degli anni '20 e si mette a pescare con i suoi fratelli
e poi con i suoi figli, uno dei quali in particolare, Nino, risulta
presto un punto di riferimento per l'intera Comunita`. Pochi anni dopo
s'istituisce la Scuola Velica ed a seguito di essa un ragazzo caorlotto
trova ingaggio nella barca di uno dei tre istruttori chioggiotti che
decide di fermarsi ulteriormente a Caorle. Quando questo torna a Chioggia
il giovane lo segue per un paio di stagioni. Li` ha modo non solo d'imparare
la pe sca alle sardine ma anche di fare confronti con altre barche chioggiotte
e, una volta ritornato a Caorle, affianchera` Nino nel ruolo di leader
nel gruppo di bragozzanti, tanto che i due vengono riconosciuti capo-scuola
di questa tecnica. Nei primi tempi era una pesca faticosa, in cui lo
strascico aveva un'andatura molto lenta ed altrettanto difficile era
salparlo in barca, ma il pescato era abbondantissimo poiche` il mare
era ricco. L'equipaggio era composto da un numero minimo di tre uomini,
che salira` a cinque-sei con l'introduzione del motore e con le aumentate
dimensioni dello scafo. I "bragozzi" non si allontanavano mai troppo
dalla costa, ma, rispetto all'esperienza precedente della voga, essi
comportavano un rischio maggiore. Racconta un vecchio che con i "bragozzi"
si potesse incorrere nei pericoli causati dal cattivo tempo: "perche`
si andava cosi` come voleva il tempo, non si poteva...dopo disordine,
piova e tempesta",intemperie in cui nessuna ancora poteva tenere e conclude
questi ricordi affermando veementemente: "Ne abbiamo passate!". Ma ai
ricordi di paura ed insicurezza si associano anche quelli di segno opposto
che evidenziano come questa barca, per quanto originaria di Chioggia,
sia entrata pienamente nell'universo culturale locale: "Quando si andava
a pescare alla vela quasi sempre si andava tutti insieme, si tornava
tutti assieme, erano trenta, quaranta barche" che sfilavano a vele spiegate,
pittoresche e potenti ad un tempo. Nani prosegue ricord ando l'armonia
di questo gruppo di vele, il rumore, il cigolio, l'onda che s'infrangeva
e di come al cambio del vento e della vela cambiasse anche questa musica
concludendo che tutto cio` era proprio bello. Lavorare in tali condizioni
era infatti un pi acere: "era sempre un'avventura, non era faticoso
per niente perche` lo facevi volentieri...i pescatori quando sono in
barca sono felici...anche li` nel porto...nella barca loro sono sempre
contenti, tirano fuori il vino [non sono mai stanchi]; pero` portali
a terra, non riescono neanche a parlare...falli camminare in paese,
mettili in macchina, a La Salute sono gia` persi, sono gente fuori posto".
Un altro pescatore ricorda con nostalgia quando i "bragozzi", durante
la campagna delle seppie, torn avano dal Piave ed aspettavano fuori
del paese tutte le barchette che avevano portato il pesce in pescheria
e ritornavano in un nugolo verso di loro. Insomma quel periodo della
vita peschereccia, durato in fondo solo cinquanta anni, oggi e` diventato
un' epopea e rientra nell'universo mitico. Continua Lele: "tempi gloriosi
del fruscio delle vele e dello scafo, della pesca che dava soddisfazione,
l'orgoglio di andare a comprare il bragozzo, dipingerlo, curarlo, fare
lo stemma " -vedi oltre-. Possedere un "bragozzo" voleva dire essere
arrivati e vederlo uscire in gruppo con gli altri dava una grande soddisfazione
a chi se l'era guadagnato con i sacrifici ed ora poteva mostrarlo.
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