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Ai tempi della pesca in laguna.
L'organizzazione della pesca lagunare era alla base del modello sociale
della comunita' caorlotta. La vita era ritmata dal calendario di pesca
e si svolgeva fra laguna e paese. Poiche' l'attivita' peschereccia era
condotta dagli uomini, erano questi che si spostavano nel territorio
limitrofo per ritornare solo al sabato, magari a settimane alterne.
Donne e bambini rimanevano quanto piu' possibile in paese, trasferendosi
in laguna soprattutto durante l'autunno, nella stagione della "fraima",
quando il lavoro per gli uomini era piu' pressante. Alcune famiglie
di minori possibilita' economiche risiedevano invece stabilmente in
laguna. In tale ambiente l'abitazione era costituita dal "casone", un
capanno ovoidale di canna palustre costruito sopra una motta o un'isoletta
artificiale. Il "casone" ospitava famiglie o 'compagnie di pesca' formate
da uomini. Esso fungeva anche da base per intraprendere le battute di
pesca e da centro aggregativo fra gruppi differenti. Le unita' di pesca
erano composte secondo criteri di parentela e potevano essere costituite
tanto dai componenti di una singola famiglia, quanto da membri di una
cerchia piu' allargata di parenti. Esse variavano quindi notevolmente
come numero e come eta` dei componenti, ma era difficile che al loro
interno lavorassero stabilmente estranei o donne. Tali unita'-base facevano
parte di un sistema di alleanze piuu' ampio, ancora una volta formato
secondo un criterio di consanguineitu'.
Nel tempo infatti si erano venuti a creare dei lignaggi patrilineari
che gestivano l'attivita' peschereccia della comunita'. La struttura
famigliare garantiva affidabilita' e compattezza nella conduzione di
un lavoro di natura competitiva. A seconda della attivita' da svolgere
i gruppi-base si dividevano in unita' minori o si aggregavano ad altri
dello stesso lignaggio fino a raccogliere, nelle battute piu' impegnative,
l'intera forza-lavoro disponibile del paese. I "casoni" di membri dello
stesso patrilignaggio erano solitamente edificati l'uno accanto all'altro
per rendere possibile una rapida collaborazione.
La vicinanza risultava essere il criterio aggregativo per allargare
il gruppo di pesca ed il territorio lagunare era diviso per consuetudine
in porzioni assegnate a ciascun Clan famigliare. L'unita'-base di lavoro
era costituita dalla formula padre-figli e la figura dell'anziano raccoglieva
in se' il potere decisionale ed il carisma atto ad esercitare l'Autorita'.
Esperienza e bravura personali, accumulate negli anni, facevano degli
uomini maturi i capi naturali che distribuivano i compiti all'interno
del proprio lignaggio. I piu' saggi concertavano la distribuzione areale
delle unita'-base e l'allestimento di battute di pesca in accordo con
i rappresentanti di altri Clan famigliari.
La comunita' dei pescatori caorlotti risultava un gruppo distinto ed
autodistinguentesi non solo rispetto ad altre categorie ma anche rispetto
ad altri gruppi di pesca del litorale nord-adriatico; sebbene sussistesse
una certa omogeneita' culturale nei centri dell'aree lagunari, il tratto
che piu' contraddistingueva Caorle era forse costituito dall'esclusivita'
maschile nell'esercizio della pesca.
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