Il
Museo Civico "Caprulano"
Anno di allestimento: 27 luglio
1986
Caratteristiche della sede:
Manufatto: ex sede della Scuola elementare "A.Bafile"
Stanze museologiche: Corridoio: Reperti misti
etnografici e documentari. Prima Aula: Reperti
etnografici: Cantieristica, Ruralia, Pesca, Oggettistica,
Oplitologica (armi e simili). Seconda Aula:
Reperti Romani, Bizantini, Medievali. Interessanti brani di
ceramiche basso-medievali e rinascimentali. Terza
Aula (in progettazione): Emeroteca Biblioteca, Fototeca,
Cineteca con alle pareti perimetrali esposizione delle serie
ittiche e volatili del territorio caorlese. Per opera e disposizione
di: Associazione Culturale "Laguna Nostra - Amici di Caorle".
Contributi: Comune, Banche e Privati cittadini.
Il Museo Civico Caprulano(Premessa)
E' stato pensato e creato, del tutto artigianalmente, da cittadini
amanti della cultura, consociati nel sodalizio "Laguna Nostra
- Amici di Caorle" e aperto al pubblico, senza bardature
cerimoniali, il 27.7.1986. Costato un anno di lavoro in allestimento
e sistemazione logica dei suoi reperti, con tempo-lavoro sottratto
ai diletti e svaghi che latri prediligono investire edonisticamente
in proprio, e' stato ed e' un atto ed un mezzo di edificazione
della cultura archeologica ed etnologica locale. Finalizzata,
questa, a suscitare, suo tramite, l' attenzione intorno ai
temi storici ed ambientali che ne sono il cardine logico.
Infatti al Museo, in una prospettiva esortatrice, e' stato
affidato lo scopo di "raccontare" nella scarna essenzialita'
delle due distinte sezioni: a) Archeologica,
b) Etnografica, il tessuto che si svolge,
fuori dalle sue mura, nella realtà effettuale. Il "racconto"
si avvale di lineee di oggetti, disposti secondo una logica
Storico-Temporale, nelle rispettive qualità rappresentate.
Claudio Turchetto Sala Archeologica: La sala
espone numerosi e diversi reperti di produzione romana, bizantina
e medievale. Il primo mobile-vetrina, a sinistra entrando,
racchiude oggetti in terracotta per cucina: vasi idrici; spezzone
di stipite marmoreo, colonnina marmorea, anfore di uso particolare
(cineraria), bacile etc.
Tali oggetti, per la maggior parte romani, sono tutti spiegati,
anche se essenzialmente, con didascalia. Il secondo e terzo
mobile-vetrina, a sinistra entrando, racchiude: figuline,
vasi di coccio e di ceramica, buccheri paleo-veneti, mattoni
di fondazione e vari altri ripescati in mare, spada bizantina
Parazonio),bacili con decorazioni floreali, vaso islamico,
patera cerimoniale con danzatore che percuote il tamburo,
crogioli di epoca medievale, etc. Le tre teche con coperchio
a spiovente, davanti all' ingresso, racchiudono (da sinistra
a destra):
a) Cocci di varia foggia, forma e colore
di epoca basso-medievale e rinascimentale (XII-XVI sec.) rinvenuti
in lavori di scavo della diga frontistante il Duomo
di Caorle e davanti alla caserma della Polizia Urbana
in Piazza Vescovado, nel 1986;
b)Lucerne di vario tipo in terracotta, frammenti,
daga romana, conio per monete in terracotta, anello di gomena
in piombo, resti fittili diversi;
c) Pipe in terracotta settecentesche, conchiglie
fossili, pietra di paragone veneziana ed altro. Sulle mesole:
Colli e spezzoni di anfore romane di vario tipo, tutte numerate
e classificate (dal III sec. a.C. al II sec. d.C.).
Per terra, su pedana: Anfore intere i in parte mutile, romane,
cartaginesi; macine per cereali a forma di ruota, laterizi
vari, ceppi d' ancora romana in piombo, mortai in pietra,
etc.
Sopra le teche-vetrine sono esposte tavole con la spiegazione
storicistica del materiale e disegni di ricostruzione di anfore
ed ancore.
In archivio (nella sala archeologica):
Raccolta di oltre 1.000 negativi b.n. di foto d' epoca, con
parallela riproduzione delle stesse in cartolina per la selezione
e per eventuale commissione di copie per uso giornalistico,
didattico, di ricerca ed altro.
Vi sono rappresentati soggetti paesaggistici del centro, della
laguna, del mare, di attivita' territoriali (pesca, caccia,
agricoltura, turismo), della cantieristica (squero), della
balneazione ed altro. In questa aula e', sostanzialmente,
testimoniata la storia che va' dal III sec. a.C. al XVII sec.
d.C..
Sala Etnologica: (Caorle dal Medioevo in su) A sinistra entrando:
Lettera con foto di gruppo di "Pionier", soldati
distaccati a Caorle nel rprimo conflitto mondiale. L'autore
della lettera racconta il proprio ruolo sanitario e la propria
benevolenza verso le popolazioni del territorio di Caorle,
cui passava, furtivamente, il chinino per combattere la malaria
(molto diffusa a quel tempo a causa della zanzara Anofele
che si riproduceva assicciamente per i canneti e gli acquitrini
delle valli e lagune.
Sulla parete:
Quattro diplomi di benemerenza per produzione agricola e zootecnica
rilasciati dal governo del tempo (anni '30) alla Corte Rurale
di Ca' Corniani di Caorle (frazione agricola-zootecnica vitivinicola
e idroculturale importantissima). Grande Bandiera Tricolore
con stemma sabaudo.
esposta da un caorlotto dalla bifora della cella del campanile
cilindrico di Caorle, al termine del Primo Conflitto, presenti
ancora gli austriaci.
Sulla destra della Bandiera Italiana, foto del "Gramola" (Nicolo'
Gallo), autore del gesto, avvenuto il 30.10.1918, e stralcio
del racconto da un libro di storia dell' epoca.
Sotto la Bandiera Italiana ed ai lati: Fotografie dello Squero
(Cantiere per imbarcazioni) e panoramica di Caorle vista dalla
cella campanaria negli anni '20; Foto di Gruppo di marinai
austriaci, con il loro capo (signor Benussi), che, tra i molti
porti visitati nella propria lunga ed onorata carriera, sotto
la bandiera austro-ungarica e con navi si S.M., annovera,
primo tra quelli italiani, il Porto di Falconera di Caorle;
Piattera con ceramiche dipinte a mano dalla
concittadina Carlotta Romiati Prosdocimi, e sotto di essa,
su tessuto di sacco colore bleu notte, disegno di pannocchie
con materia prima ricavata daio suoi cartocci; Affettatrice
in legno per verze a botola e con coltello a ghigliottina
azionato con la pressione della mano:
Sul ripiano: Utensili vari di carpenteria, venatori, rurali,
domestici; tutti didascalizzati.
Sulla parete di fondo; in angolo a sinistra, su pedana: Riprodizione
di focolare rurale con vari accessori: catene (ciavedon) e
paiolo appesi sotto la nappa, tostatrice e macinino per caffe',
mantice per attizzare il fuoco, ferri da stiro diversi, dalmine
e socoi (zoccoli in legno di foggia diversa)chiusi e semi
aperti per stalla e luoghi umidi, usati in campagna.
Sulla pedana (del caminetto): Arcolaio e fuso, per dipanare
il primo, e per torcere il secondo, la lana, il cotone ed
altra fibra vegetale.
A destra del caminetto: Doppietta da caccia; riquadro con
cornice marrone contenente tessere fotografiche e la centro
mappa della seconda Corte Rurale di Caorle (Azienda Chiggiato)
negli anni '20. Sotto, ai lati, due piatti a disegno azzurrato
con motti latini, riprodotti e dipinti a mano dalla signora
Carlotta Romiati Prosdocimi.
Sotto il riquadro, al centro: Bigoncella per il trasporto
di acqua con secchi dalla fontana o dal pozzo alla dimora;
madia per riporre il pane, costruita artigianalmente,
decorata ai lati con maiolica dipinta a mano, riproducente
momenti di vita rurale degli anni '30 e frasi laudatorie legate
al famoso periodo della "Battaglia del Grano".
Opera della signora Carlotta Romiati Prosdocimi.
I suddetti materiali illustrano gli oggetti d' uso della carpenteria,
di cui Caorle fu giustamente famosa gia' ai tempi della Serenissima
Repubblica e della vita rurale, particolarmente intensa nel
vasto entroterra (5.000 ha),sia a colonia che in Corti Rurali,
ben organizzate ed autonome.
Angolo con "Ara e Sopa":
E' riprodotto uno scorcio di laguna con sopra il "cason"
e "casonetto", tipici capanni di falasco (canna
palustre).
Nel primo andavano a dimorare per lavoro i pescatori e le
loro famiglie in lunghi periodi dell' anno, specie nel tempo
della "Fraima", il cui significato discende dal
latino "Infra-Hieme", cioe' sotto l' inverno, alle
soglie dell' inverno. L' 8 settembre, infatti, la gran parte
dei pescatori si radunava in Rio ( porto
interno di Caorle) e, dopo la beedizione del sacerdote si
avviava su barche di diversa foggia e stazza, verso le lagune,
dove sarebbe rimasta a "cason" fino al 22 dicembre,
antevigilia di Natale.
L' esodo era anche detto "Madonna dei Fagotti" oltre che Fraima,
proprio perche' ricorrendo l' 8 settembre, la Natività della
Beata Vergine, con essa si avviavano "nella forma" i buoni
auspici, fisicamente rappresentati dai fagotti, cioe' dagli
involucri e dagli oggetti -indimenti e mnasserizie-ammonticchiati
sulla prora e sul ponte delle imbarcazioni e sui quali quasi
polene vitali, s' accucciavano cani e gatti che pore avevano
una loro specifica funzione una volta giunti a casone (i primi
facevano la guardia ed i secondi cacciavano i ratti e i topi
ripulendo dalle lische il luogo).
Nel "casoneto" trovavano posto "i arnesi" (ovvero
gli arnesi, gli oggetti di lavoro): remi, forcole, marotte,
masi (segnareti), matasse di cime, fili per rammendare le
trame lacerate, etc.
L' Ara era ed e' una terminazione della via d' acqua (appendice)residua
di un corso intercluso a causa di bonifica, in cui si faceva
la "sopa" alzando il livello del terreno acquitrinoso
(fragmiteto), con escavo e versamento, nel perimetro ottenuto,
di teraa di "velma" (scascesa di fango dalla riva
verso il letto dei corsi d' acqua di canali e di specchi d'
acqua intervallivi). Giova informare che la fossa ricavata
con l' escavo serviva da peschiera, cioe' da vivaio per il
pesce catturato e che poi veniva, se del caso, venduto, consumato
direttamente, ovvero barattato con altri generi alimentari
agricoli.
Sulla "sopa" era eretto il casone,
che aveva scheletro in assi di legno e centine ricavati da
albero e rami di robinia o acacia e copertura con mannelle
di canna palustre, che venivano sapientemente disposte e legate
con vimini e lunghi rami elastici di pioppo e tamericio.
L' "Ara" era cosi' detta perchè rappresentava l' unita' di
misura agronomica di 100 mq, tanto era vasta, su per giu',
l' area della "sopa".
Sulla parete sopra: Affresco d' ambiente con volatili vallivi.
Sotto il plastico, nelle tre nucchie:
a) evoluzione e tipologia delle barche da
pesca caorlotte;
b) batea o sandalo lagunare (tipo Sampierotto);
c) oggetti ed utensili da "cason".
Sul pancone difronte all' ingresso: Oggetti d'
uso per la pesca e la caccia; stampi di richiamo per uccelli
acquatici (marafoni) in "pavera" (erba palustre)
costruiti artigianalmente,"squaleneri": reti per
grachi porri e granceole; grosso paranco per tirar a secco
il Bragozzo e per trascinare la rete di pesce
sulla tolda del peschereccio, detto "taja"; "bujol"
(secchio di legno con manico, da portarsi appeso all' avambraccio
in valle); "cofojn" (cesto piatto per esporre il
pesce); "canestrin" ( per scolare dall' acqua il
pesce prima della frittura). Bragozzo di scafo stretto del
tipo "sadeliero"(si pescavano sardelle issando una
lanterna su una pertica che sporgeva da prora del bragozzo),
lanterna contenente lume a petrolio usata sul "sadeliero".
Questa imbarcazione da pesca, a differenza dell' omologa detta
"Tamoche", di scafo pou' largo, non aveva l' albero
di trinchetto (quello do prora) perchè lo spazio ottenuto
con la sua rimozione veniva utilizzato (la tolda) per scaricarvi
il pesce tirato su col paranco e trattenuto nel sacco della
"tratta" che, issato, veniva liberato sciogliendo un nodo
sul fondo del sacco stesso.
Sulla parete del pancone difronte: Serie di tavole onomastiche,
con disegni illustrati delle varie fasi e modi di armamento
delle vele di bragozzo e metodologia per
la costruzione delle stesse. A sinistra: effigie originaria
della Madonna dell' Angelo, patrona dei pescatori di Caorle,
che per tradizione ve la tenevano sia in casone che a bordo
del bragozzo. L' effigie attuale, che si trova sull' altare
del tempio dedicato alla Madonna dell' Angelo è stata scolpita
in Val Gardena, benedetta il 19 luglio 1923 dal Cardinal Patriarca
Pietro La Fontaine nella Basilica della Salute di Venezia
e condotta a Caorle in processione marittima il 21 luglio.
A destra: Tavola con illustrazione delle imbarcazioni a remi
veneziane e quindi, in parte, anche caorlotte. Mappe
d' epoca originali con il territorio di Caorle e i suoi fiumi.
Sulla parete destra, entrando: specie di animali da laguna
e da mare: Ancorotto tipo "ammiragliato", che con suo peso
tende la corda che espone le due vele da bragozzo sospese
sopra, sotto il soffitto dell' aula ci sono delle vele
originali, Brano di sopra (gota) con angelo alato
su fondo nero pece e, sotto, di esso, tratti di "falca" (fascia
che delimita il fasciame lungo le due fiancate in corrispondenza
della tolda) con simboli religiosi (colomba) e aportopaici
come il drago (simboli o disegni che devono esorcizzare il
timore della morte).
Sul pergamo centrale: Bragozzo tipo "tamoche"
con vele, anni '30 - '40, per la pesca generalizzata con saccoleva
(tratta). Quello esposto è un modello-giocattolo costruito
dai "Fumolo" (Fam. Marchesan) i cui bambini utilizzavano
per gare con analoghi scafi di coetanei a riva del mare.
Barca "Caorlina" lunga nella realta' 10 mt,
vogata da 6 uomini e l' addetto a poppa conn remo di direzione.
Imbarcazione da pesca di laguna,(il modello per la navigazione
sotto costa era provvisto di vela).La barca Caorlina venne
molto utilizzata fino allo spirare degli anni '20. Poi fu
soppiantata dal Bragozzo, quando , nel 1929, la pesca si spostò
dalla laguna al mare per il sopravvenire della bonifica dei
territori iterlagunari e vallivi.
nei tempi del suo maggior splendore era vogata dalle"Compagnie
di Tratta" che, lungo il canale Baseleghe e Dei Lovi, all'
estremo Est del comune di Caorle, esercitavano con gran profitto
la pesca agli storioni, orate, brancini, cagnoi (specie di
piccoli pescecani commestibili detti anche asia')anguille,
capitoni, volpine, cefali, etc. Le compagnie di tratta erano
formate anche da 100 individui ciscuna.
Per i "mestiereti" ossia la piccola pesca, si adoperava
la Batea, barca piatta vogata da uno o due
uomini (il prototipo si trova esposto in scala ridotta nella
nicchia centrale dell' angolo valle).
Alla testa del pergamo: il Pajolo (caldiera), che veniva ,come
esposto, collocato su di un braciere dentro il boccaporto
di poppa del Bragozzo per cucinare il cibo quotidiano (avanti
l' adozione del fornello a gas liquido).
Al Braciere, ricavato con una cassa in assi di legno, si applicava
un rivestimento interno di latta, che veniva isolata dal legno
con il riempimento degli interspazi con della sabbia.
Ai piedi della parete del pergamo: Samovar. Elemento estraneo
alla cultura locale tradizionale, bensi' legato ai fatti dell'
emigrazione di gente di Caorle in Russia per motivi di lavoro,
ai tempi della costruzione della Transiberiana.
Sopra il pergamo, nel centro:
Bombardella basso-medievale rinvenuta in
mare ed in uso nel cassero di poppa di Galee o Galeoni veneziani
(dal XIV al XVI sec.). Adagiate sul pianale, palle di artiglieria
di epoche e calibri diversi.
Accostate lungo i lati del pergamo: Spingarde
(s'cioponi) per la caccia divolatili in Valli e Lagune di
Caorle.
L' arma veniva disposta lungo la linea mediana della "batea"
dove la canna sporgeva dal pomolo di prora ed il calcio terminava
sopra il trasto; qui il cacciatore si acquattava in attesa
di scorgere lo stormo di acquatici al quale sparava, uccidendo,
talvolta, anche 150 esemplari con un colpo solo. Allora non
si trattava di ecatombe, bensi' di sfoltimento di un habitat
frequentato fittamente da uccelli stanziali e di passo. La
quantità abbattuta veniva per la gran parte compensata con
il massiccio flusso migratorio su un territorio lagunare molto
ricco di pastura (alimento).
La cacciagione serviva ad integrare la monodieta a base di
pesce ed i "mazzi" di masurini (germani reali), costituivano
un' apetita moneta di scambio e di baratto di matrerie prime
a Portogruaro come a Venezia.
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