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La Sala Etnologica racconta Caorle dal Medioevo in avanti.
Una volta entrati nella sala, a sinistra si può osservare
la lettera con foto di gruppo di "Pionieri", alcuni
dei soldati distaccati a Caorle nel primo conflitto mondiale.
L'autore della lettera racconta il proprio ruolo sanitario
e la propria benevolenza verso le popolazioni del territorio
di Caorle, cui passava, furtivamente, il chinino per combattere
la malaria (molto diffusa a quel tempo a causa della zanzara
Anofele che si riproduceva assicciamente per i canneti e
gli acquitrini delle valli e lagune. Sulla parete: quattro
diplomi di benemerenza per produzione agricola e zootecnica
rilasciati dal governo del tempo (anni '30) alla Corte Rurale
di Ca' Corniani di Caorle (frazione agricola-zootecnica
vitivinicola e idroculturale importantissima). La Grande
Bandiera Tricolore con stemma sabaudo esposta da un caorlotto
dalla bifora della cella del campanile
cilindrico di Caorle, al termine del Primo Conflitto, presenti
ancora gli austriaci.
Sulla destra della Bandiera Italiana, foto del "Gramola"
(Nicolo' Gallo), autore del gesto, avvenuto il 30.10.1918,
e stralcio del racconto da un libro di storia dell' epoca.
Sotto la Bandiera Italiana ed ai lati: Fotografie dello
Squero (Cantiere per imbarcazioni) e panoramica di Caorle
vista dalla cella campanaria negli anni '20; Foto di Gruppo
di marinai austriaci, con il loro capo (signor Benussi),
che, tra i molti porti visitati nella propria lunga ed onorata
carriera, sotto la bandiera austro-ungarica e con navi si
S.M., annovera, primo tra quelli italiani, il Porto di Falconera
di Caorle; Piattera con ceramiche dipinte
a mano dalla concittadina Carlotta Romiati Prosdocimi, e
sotto di essa, su tessuto di sacco colore bleu notte, disegno
di pannocchie con materia prima ricavata daio suoi cartocci;
Affettatrice in legno per verze a botola e con coltello
a ghigliottina azionato con la pressione della mano:
Sul ripiano: Utensili vari di carpenteria, venatori, rurali,
domestici; tutti didascalizzati.
Sulla parete di fondo; in angolo a sinistra, su pedana:
Riprodizione di focolare rurale con vari accessori: catene
(ciavedon) e paiolo appesi sotto la nappa, tostatrice e
macinino per caffe', mantice per attizzare il fuoco, ferri
da stiro diversi, dalmine e socoi (zoccoli in legno di foggia
diversa)chiusi e semi aperti per stalla e luoghi umidi,
usati in campagna.
Sulla pedana (del caminetto): Arcolaio e fuso, per dipanare
il primo, e per torcere il secondo, la lana, il cotone ed
altra fibra vegetale.
A destra del caminetto: Doppietta da caccia; riquadro con
cornice marrone contenente tessere fotografiche e la centro
mappa della seconda Corte Rurale di Caorle (Azienda Chiggiato)
negli anni '20. Sotto, ai lati, due piatti a disegno azzurrato
con motti latini, riprodotti e dipinti a mano dalla signora
Carlotta Romiati Prosdocimi.
Sotto il riquadro, al centro: Bigoncella per il trasporto
di acqua con secchi dalla fontana o dal pozzo alla dimora;
madia per riporre il pane, costruita artigianalmente,
decorata ai lati con maiolica dipinta a mano, riproducente
momenti di vita rurale degli anni '30 e frasi laudatorie
legate al famoso periodo della "Battaglia del Grano".
Opera della signora Carlotta Romiati Prosdocimi.
I suddetti materiali illustrano gli oggetti d' uso della
carpenteria, di cui Caorle fu giustamente famosa gia' ai
tempi della Serenissima Repubblica e della vita rurale,
particolarmente intensa nel vasto entroterra (5.000 ha),sia
a colonia che in Corti Rurali, ben organizzate ed autonome.
Angolo con "Ara e Sopa":
E' riprodotto uno scorcio di laguna con sopra il "cason"
e "casonetto", tipici capanni di falasco (canna
palustre).
Nel primo andavano a dimorare per lavoro i pescatori e le
loro famiglie in lunghi periodi dell' anno, specie nel tempo
della "Fraima", il cui significato discende dal
latino "Infra-Hieme", cioe' sotto l' inverno,
alle soglie dell' inverno. L' 8 settembre, infatti, la gran
parte dei pescatori si radunava in Rio (
porto interno di Caorle) e, dopo la beedizione del sacerdote
si avviava su barche di diversa foggia e stazza, verso le
lagune, dove sarebbe rimasta a "cason" fino al
22 dicembre, antevigilia di Natale.
L' esodo era anche detto "Madonna dei Fagotti"
oltre che Fraima, proprio perche' ricorrendo l' 8 settembre,
la Natività della Beata Vergine, con essa si avviavano "nella
forma" i buoni auspici, fisicamente rappresentati dai
fagotti, cioe' dagli involucri e dagli oggetti -indimenti
e mnasserizie-ammonticchiati sulla prora e sul ponte delle
imbarcazioni e sui quali quasi polene vitali, s' accucciavano
cani e gatti che pore avevano una loro specifica funzione
una volta giunti a casone (i primi facevano la guardia ed
i secondi cacciavano i ratti e i topi ripulendo dalle lische
il luogo).
Nel "casoneto" trovavano posto "i arnesi"
(ovvero gli arnesi, gli oggetti di lavoro): remi, forcole,
marotte, masi (segnareti), matasse di cime, fili per rammendare
le trame lacerate, etc.
L' Ara era ed e' una terminazione della via d' acqua (appendice)residua
di un corso intercluso a causa di bonifica, in cui si faceva
la "sopa" alzando il livello del terreno acquitrinoso
(fragmiteto), con escavo e versamento, nel perimetro ottenuto,
di teraa di "velma" (scascesa di fango dalla riva
verso il letto dei corsi d' acqua di canali e di specchi
d' acqua intervallivi). Giova informare che la fossa ricavata
con l' escavo serviva da peschiera, cioe' da vivaio per
il pesce catturato e che poi veniva, se del caso, venduto,
consumato direttamente, ovvero barattato con altri generi
alimentari agricoli.
Sulla "sopa" era eretto il casone,
che aveva scheletro in assi di legno e centine ricavati
da albero e rami di robinia o acacia e copertura con mannelle
di canna palustre, che venivano sapientemente disposte e
legate con vimini e lunghi rami elastici di pioppo e tamericio.
L' "Ara" era cosi' detta perchè rappresentava
l' unita' di misura agronomica di 100 mq, tanto era vasta,
su per giu', l' area della "sopa".
Sulla parete sopra: Affresco d' ambiente con volatili vallivi.
Sotto il plastico, nelle tre nucchie:
a) evoluzione e tipologia delle barche
da pesca caorlotte;
b) batea o sandalo lagunare (tipo Sampierotto);
c) oggetti ed utensili da "cason".
Sul pancone difronte all' ingresso: Oggetti d'
uso per la pesca e la caccia; stampi di richiamo per uccelli
acquatici (marafoni) in "pavera" (erba palustre)
costruiti artigianalmente,"squaleneri": reti per
grachi porri e granceole; grosso paranco per tirar a secco
il Bragozzo e per trascinare la rete di
pesce sulla tolda del peschereccio, detto "taja";
"bujol" (secchio di legno con manico, da portarsi
appeso all' avambraccio in valle); "cofojn" (cesto
piatto per esporre il pesce); "canestrin" ( per
scolare dall' acqua il pesce prima della frittura). Bragozzo
di scafo stretto del tipo "sadeliero"(si pescavano
sardelle issando una lanterna su una pertica che sporgeva
da prora del bragozzo), lanterna contenente lume a petrolio
usata sul "sadeliero".
Questa imbarcazione da pesca, a differenza dell' omologa
detta "Tamoche", di scafo pou' largo, non aveva
l' albero di trinchetto (quello do prora) perchè lo spazio
ottenuto con la sua rimozione veniva utilizzato (la tolda)
per scaricarvi il pesce tirato su col paranco e trattenuto
nel sacco della "tratta" che, issato, veniva liberato
sciogliendo un nodo sul fondo del sacco stesso.
Sulla parete del pancone difronte: Serie di tavole onomastiche,
con disegni illustrati delle varie fasi e modi di armamento
delle vele di bragozzo e metodologia per
la costruzione delle stesse. A sinistra: effigie originaria
della Madonna dell' Angelo, patrona dei pescatori di Caorle,
che per tradizione ve la tenevano sia in casone che a bordo
del bragozzo. L' effigie attuale, che si trova sull' altare
del tempio dedicato alla Madonna dell' Angelo è stata scolpita
in Val Gardena, benedetta il 19 luglio 1923 dal Cardinal
Patriarca Pietro La Fontaine nella Basilica della Salute
di Venezia e condotta a Caorle in processione marittima
il 21 luglio.
A destra: Tavola con illustrazione delle imbarcazioni a
remi veneziane e quindi, in parte, anche caorlotte. Mappe
d' epoca originali con il territorio di Caorle e i suoi
fiumi.
Sulla parete destra, entrando: specie di animali da laguna
e da mare: Ancorotto tipo "ammiragliato", che
con suo peso tende la corda che espone le due vele da bragozzo
sospese sopra, sotto il soffitto dell' aula ci sono delle
vele originali, Brano di sopra (gota) con
angelo alato su fondo nero pece e, sotto, di esso, tratti
di "falca" (fascia che delimita il fasciame lungo
le due fiancate in corrispondenza della tolda) con simboli
religiosi (colomba) e aportopaici come il drago (simboli
o disegni che devono esorcizzare il timore della morte).
Sul pergamo centrale: Bragozzo tipo "tamoche"
con vele, anni '30 - '40, per la pesca generalizzata con
saccoleva (tratta). Quello esposto è un modello-giocattolo
costruito dai "Fumolo" (Fam. Marchesan) i cui
bambini utilizzavano per gare con analoghi scafi di coetanei
a riva del mare.
Barca "Caorlina" lunga nella
realta' 10 mt, vogata da 6 uomini e l' addetto a poppa conn
remo di direzione. Imbarcazione da pesca di laguna,(il modello
per la navigazione sotto costa era provvisto di vela).La
barca Caorlina venne molto utilizzata fino allo spirare
degli anni '20. Poi fu soppiantata dal Bragozzo, quando
, nel 1929, la pesca si spostò dalla laguna al mare per
il sopravvenire della bonifica dei territori iterlagunari
e vallivi.
nei tempi del suo maggior splendore era vogata dalle"Compagnie
di Tratta" che, lungo il canale Baseleghe e Dei Lovi,
all' estremo Est del comune di Caorle, esercitavano con
gran profitto la pesca agli storioni, orate, brancini, cagnoi
(specie di piccoli pescecani commestibili detti anche asia')anguille,
capitoni, volpine, cefali, etc. Le compagnie di tratta erano
formate anche da 100 individui ciscuna.
Per i "mestiereti" ossia la piccola pesca, si
adoperava la Batea, barca piatta vogata
da uno o due uomini (il prototipo si trova esposto in scala
ridotta nella nicchia centrale dell' angolo valle).
Alla testa del pergamo: il Pajolo (caldiera), che veniva
,come esposto, collocato su di un braciere dentro il boccaporto
di poppa del Bragozzo per cucinare il cibo quotidiano (avanti
l' adozione del fornello a gas liquido).
Al Braciere, ricavato con una cassa in assi di legno, si
applicava un rivestimento interno di latta, che veniva isolata
dal legno con il riempimento degli interspazi con della
sabbia.
Ai piedi della parete del pergamo: Samovar. Elemento estraneo
alla cultura locale tradizionale, bensi' legato ai fatti
dell' emigrazione di gente di Caorle in Russia per motivi
di lavoro, ai tempi della costruzione della Transiberiana.
Sopra il pergamo, nel centro:
Bombardella basso-medievale rinvenuta in
mare ed in uso nel cassero di poppa di Galee o Galeoni veneziani
(dal XIV al XVI sec.). Adagiate sul pianale, palle di artiglieria
di epoche e calibri diversi.
Accostate lungo i lati del pergamo: Spingarde
(s'cioponi) per la caccia divolatili in Valli e Lagune di
Caorle.
L' arma veniva disposta lungo la linea mediana della "batea"
dove la canna sporgeva dal pomolo di prora ed il calcio
terminava sopra il trasto; qui il cacciatore si acquattava
in attesa di scorgere lo stormo di acquatici al quale sparava,
uccidendo, talvolta, anche 150 esemplari con un colpo solo.
Allora non si trattava di ecatombe, bensi' di sfoltimento
di un habitat frequentato fittamente da uccelli stanziali
e di passo. La quantità abbattuta veniva per la gran parte
compensata con il massiccio flusso migratorio su un territorio
lagunare molto ricco di pastura (alimento).
La cacciagione serviva ad integrare la monodieta a base
di pesce ed i "mazzi" di masurini (germani reali),
costituivano un' apetita moneta di scambio e di baratto
di matrerie prime a Portogruaro come a Venezia.
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