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Accanto alle necessita' della pesca il Comune di Caorle doveva attendere,
nel complesso dell'economia locale, anche ai problemi della bonifica agraria;
vediamo con quali parole si esprimeva al riguardo il Sindaco Sig. Luigi
Rossi nell'esporre al Consiglio comunale il resoconto morale della Giunta
in sede di esame del Consuntivo 1882: a' Dal 1874 ad oggi quanti mutamenti
nell'Estuario di Caorle dal Lido del mare alle sue estremita' di confine
coi limitrofi Comuni. Noi vediamo oggidi' una agricoltura fiorente nel
Tenimento dell'Onorevole Compagnia delle Assicurazioni Generali in Ca'
Corniani, ne' minore quella sorta di recente in S. Gaetano ad opera di
quel benemerito Proprietario Onor. Commendatore Barone Franchetti, ai
quali tengono dietro con nobile gara i Nobili Conti Papadopoli in Sesta
Presa, i Signori Borin e Romiati in S. Giorgio di Livenza, spingendo la
coltivazione asciutta mediante macchine idrovore a vapore nelle piu' infruttifere
maremme, con miglioramento grande della pubblica igiene, e straordinario
aumento di popolazione con abitazioni di nuova costruzione ampie, sane
ed eleganti".
Con l'intendimento di provvedere ad una razionale utilizzazione delle
acque vallive il Consorzio fece stendere dall'Ing. A. G. Bullo un piano
che prevedeva la trasformazione in valle chiusa da pesca della XVIa presa
mentre la Valle Vecchia sarebbe rimasta libera alla pesca del novellame
da immettere nella costruenda valle chiusa. Per lo studio delle opere
di arginatura e di impianto intervenne l'Opera Nazionale Combattenti che
avrebbe requisito le valli al Consorzio in fitto utile che si presumeva
sufficiente anche per rimborsare l'Opera. Piace riportare alcuni brevi
tratti dell'intervento del Prof.Vittorio Ronchi - Direttore Ente Rinascita
Agraria -Treviso, agosto i926 - epoca in cui il Consorzio Peschereccio
doveva decidere circa la trasformazione dei territori lagunari a "valli".
"Il territorio attualmente occupato dalle cosidette valli di Caorle, non
e' malarico. Con le acque in continuo movimento per effetto della marea,
la cui azione si spinge poderosa attraverso il canale Nicessolo, fino
alla imboccatura del canale Marango, e con un grado di salsedine raramente
inferiore a 1,5° Beaume', si mantengono condizioni assolutamente negative
alla vita delle larve anofeline.
Cio' del resto e' perfettamente confermato dal ricordo dei pescatori di
Caorle, che per lunghi secoli sfruttarono il territorio senza venire colpiti
dalla malaria, e cio' fino a quando la marcia della palude (con l'interrimento
dei fiumi) e della bonifica non ha avvicinato all'abitato di Caorle zone
di infezione malarigena.
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