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Il tema di questo articolo e' "Il cason", la tipica abitazione dei pescatori
della laguna di Caorle; dopo brevi cenni sulla zona lagunare, viene data
una descrizione delle sue caratteristiche costruttive, della vita che
vi si svolgeva, dell'attivita' della pesca.
Mi sono riferito ad epoche passate per concludere verso l'ultima guerra
quando il paese di Caorle era ancora ristretto tra il Rio e la diga, dalla
Chiesa alla Villa Lelia; delle famiglie si conosceva tutto: composizione,
nomi, vicende, mestieri. Fino a tale periodo la pesca in laguna aveva
un peso rilevante nell'economia della comunita' e questo studio tenta
di fissare come in una fotografia la situazione di un'epoca che il tempo
e l'evoluzione tecnica hanno fatto scomparire oppure, in buona parte,
trasformare.
I casoni, ancora buoni dopo 15 secoli dall'invasione di Attila, si erano
affollati nell'ultimo periodo della guerra per divenire rifugio alle famiglie
allontanatesi dal paese per paura dei bombardamenti. Finita la guerra
l'attivita' della pesca si e'rivolta al mare mentre i giovani trovavano
occupazione in altri settori economici; la laguna percio', anche in conseguenza
delle opere di bonifica che ne avevano ridotta la superficie, veniva a
risentire di un progressivo abbandono e di conseguenza anche i casoni
a poco a poco perdevano il loro motivo di esistere per ridursi ormai a
un numero limitato di esemplari.
I ricordi sono ancora vivi tra le persone che vi sono vissute, ma esse
un po' alla volta se ne vanno e percio' ho pensato di fissare in questi
appunti quanto e' ancora conosciuto su cio' che era stata la vita di gran
parte della popolazione di Caorle.
Ma devo confessare che la spinta a descrivere questo piccolo mondo passato
e' stato il rifiorire dei ricordi, la nostalgia per tanti anni di lontananza
dal paese, l'attrazione di quei paesaggi lagunari che parevano sterminati,
fatti di silenzio accompagnato solamente dai rumori naturali del vento
fra il canneto, del ritmo dei remi, dello sciacquio sotto la prua della
barca che avanza controcorrente, dello stridio dei gabbiani.
Naturalmente sono ricorso ai soliti amici ex pescatori (mio fratello Piero,
Silvio e Luigino Marchesan e altri) ben pił competenti in materia e chissa'
che le possibili imperfezioni di questo lavoro non abbiano a smuovere
critiche e suggerimenti per meglio illustrare l'argomento e far rivivere
la tradizione peschereccia di Caorle e il ricordo della vita piena di
sacrifici che i nostri genitori hanno saputo condurre con coraggio e semplicita'.
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