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03/05/2009 - Preti in sella, la fede corre in bici

Macinano migliaia di chilometri l'anno, affrontano i passi dolomitici come fossero cavalcavia e, appena il Giro d'Italia passa da queste parti, salgono in sella per seguire da vicino le imprese dei loro beniamini. Appassionati di ciclismo, certo. Ma nella vita di tutti i giorni sacerdoti. «Sono stato un grande passista», ricorda con una punta di nostalgia don Paolo Socal, che solo ora che ha compiuto i 68 anni ha dovuto rallentare i ritmi delle sue corse. «Proprio di recente avevo scoperto anche la montain bike. Che soddisfazione raggiungere i rifugi in bicicletta. Ora però il cuore non me lo permette più».Sulle orme del decano, don Marco Scaggiante vice-parroco a Zelarino: «Negli ultimi tempi sono arrivato a percorrere 8000 chilometri l'anno», racconta soddisfatto. E c'è anche chi della bici ha fatto uno strumento pastorale. Don Igino Biffi, delegato della Pastorale giovanile dei salesiani per il Triveneto, ha inventato l'Impresa ciclistica, un viaggio di un paio di settimane con ragazzi dai 14 ai 18 anni, ogni anno attraversando paesi diversi dell'Europa: un centinaio di chilometri al giorno per un'esperienza che è prima di tutto formativa.Sui passi di montagna. Parroco a Favaro, don Paolo Socal ha guidato per anni una parrocchia a Venezia, alla Giudecca. Ma la collocazione lagunare non gli ha certo impedito di coltivare la sua passione per la bicicletta. «Sono sempre andato in bicicletta, soprattutto in montagna» racconta. I passi dolomitici li conosce come le sue tasche: «Li ho fatti tutti, e sono stato anche sullo Stelvio, sullo Zoncolan», cioè le tappe tradizionalmente più dure del Giro d'Italia. Il percorso più bello rimane però il grande classico e cioè il "giro dei quattro passi", Campolongo, Gardena, Sella e Pordoi. «Che spettacolo. Salire piano piano e sentirsi dentro la montagna». Il bello della bici, per don Socal, è soprattutto questo: «Sentirsi tutt'uno con la montagna, sentire dentro di sé una grande armonia, il fiato, i muscoli... tutto procede insieme». E negli anni della gioventù don Paolo teneva il passo anche degli atleti professionisti. «Non ho mai fatto gare, ma mi sono allenato spesso con gente che correva seriamente». Merito dei parrocchiani appassionati. L'erede sportivo di don Socal in diocesi è certamente don Marco Scaggiante (nella foto al centro in versione ciclistica). Il 37enne vice parroco di Zelarino riferisce con un po' di soddisfazione di essere tornato agli standard giovanili. «Sono tornato a percorrere 8000 chilometri l'anno. Per un po' di tempo, quando sono stato in parrocchia a Caorle, avevo dovuto lasciare da parte la bicicletta. Ma ora ho ripreso». Merito anche di un gruppo di appassionati di Dese che molto spesso condividono con lui le uscite. «Per motivi di tempo devo muovermi a un'ora infame, subito dopo pranzo, ma solo così posso tenermi in allenamento». Con la bici da corsa regalatagli da alcuni parrocchiani, don Marco ha così affrontato i passi dolomitici ma ha pure percorso il "Cammino di Santiago". La bici, insomma, può persino diventare l'occasione per recarsi in pellegrinaggio. Un "campo estivo" a due ruote. Non solo passione sportiva, dunque. I salesiani, ad esempio, promuovono da qualche anno un viaggio per l'Europa: una sessantina di ragazzi dai 14 ai 18 anni, tutti rigorosamente in sella alla bicicletta, accompagnati da alcuni salesiani, compiono quella che è stata chiamata l'Impresa ciclistica. Berlino, Grecia, Romania, Francia e Spagna, Austria... Ogni anno un percorso e una meta diversi, sempre con gli stessi obiettivi. «E' un'esperienza di vita. Attraverso il viaggiare, con le mille difficoltà quotidiane che si incontrano, si fa formazione, ci si conosce e ovviamente si fa esperienza di fede. Nei nostri viaggi - racconta don Igino Biffi - c'è una grande componente di Provvidenza. Quante volte siamo stati ospitati per dormire o abbiamo trovato un aiuto nelle persone incontrate durante le nostre tappe. La sfida è anche quella di riuscire a fare gruppo, di rendersi conto che solo insieme si possono superare le difficoltà. Trovare amici con cui camminare e avere fiducia in Lui sono fulcri non solo dell'Impresa ciclistica, ma della nostra stessa vita».


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